Allora, mettiamoci comodi perché oggi ho intenzione di svelare un po’ di magia vecchio stile sulla capacità di stupire!

Domanda:

Come mai ci convinciamo dello straordinario nonostante ci reputiamo persone razionali?

E ancora:

Cos’è che serve per raccontare una storia fatata nei giorni nostri così poco “magici”?

Le risposte a queste – e a tante altre domande – le andremo a cogliere In questa intervista rivolta a David Copperfield dove – nascoste tra una frase e l’altra – ho trovato  tante piccole magie della comunicazione che possono fare al caso nostro!

Chi è David Copperfield? Cavolo, è IL prestigiatore e illusionista degli anni ’90, che in TV ha avuto l’ardire di far sparire un’aereo da sotto al naso degli spettatori! Un uomo che ha ispirato una intera generazione e che è universalmente riconosciuto come l’erede del grande Houdini e con 11 record da Guiness dei Primati.

Senza dover farti spendere 20 minuti di tempo prezioso mi sono preso la briga di creare una veloce sintesi proprio per te, elencando i singoli passaggi degni di nota con le relative parole chiave.

Ed ecco la prima parola chiave: La sostituzione! L’abilità risiede nel sostituire lo scetticismo – che è uno dei primi atteggiamenti critici che abbiamo verso tutto e tutti – con la credibilità.

Cioè?

Il “trucco” per creare sbigottimento e distaccamento dalla realtà è che prima devi aver fatto vedere che è tutto credibile, realistico.

E quindi, mi stai chiedendo se siamo sicuri che l’ha fatto sparire? O meglio ancora, come è che David Copperfield ci ha convinto di aver fatto sparire un aereo?

Risposta: Agendo nel mondo della normalità, rincuorando le nostre percezioni e abbassando le nostre difese razionali.

Per esempio, lo vediamo parlare con le persone lì presenti, mostra prima l’aereo ben saldato a degli ancoraggi e poi lo nasconde alla nostra vista MA lascia dei paraventi dove poter vedere la silhoutte dell’aereo in controluce e poi…. si spengono le luci e ….(attesa/suspance)…. voilà, cadono i paraventi e … l’aereo non c’è più!

E una sola domanda esplode nella tua testa: COME CAVOLO HA FATTO?

Ora, io non sono un’illusionista (per quanto sia una delle materie che mi affascinano da quando sono bambino e ho letto svariati libri a riguardo), e il trucco non lo rivelerò mai, ma quello che più mi colpisce di Copperfield è stato l’uso di una comunicazione più dirompente rispetto al suo tempo (non vi era ancora internet)  e questa sua capacità di enfatizzare il reale per svelare l’irreale, l’inaspettato.

Il caro Copperfield ci introduce qui al concetto dei “livelli” nella realtà. Lui sa che per far interpretare la nostra realtà abbiamo la possibilità di aggiungere vari livelli di idee per dare più credibilità. Come se aggiungessimo elementi di rafforzativi.  Più aggiungi livelli di normalità, più il contesto assume connotati che il nostro cervello registra e lascia passare senza filtro. E l’illusionista ne approfitta per poi spiazzarti in modo travolgente.

Tutto qua? Se.

Successivamente Copperfield si rende conto di un altro fattore per lui importante.

Il senso.

La sparizione di un aereo non ha molto senso. Certo, è spettacolare. Ma non tocca corde emozionali.

E qui gli viene il colpo di genio: Far sparire la statua della libertà!

Per noi italiani magari è difficile rendere l’idea. Immaginiamo che scompare da sotto il nostro naso il Colosseo o l’Altare della Patria. Ecco, non so se ho reso il concetto. Questa è stata la sua BIG IDEA: far sparire la statua della libertà! Cosa è implicito in quella statua per tutto il popolo americano? Su cosa li ha portati a riflettere? Su quale emozioni inconsce è andato a far leva?

Ha dato una risposta e quindi un senso profondo a questa illusione. E su questo verte ogni singola nostra azione. Che sia per dilettare, stupire o conquistare, alla nostra mente per dare valore ad una qualche azione serve dare un senso; più è profondo, più attecchisce.

Eppure, nonostante avesse l’illusione pronta e la BIG IDEA pure, si rende conto che da solo non riesce a trasmettere appieno il senso metaforico di tutto questo.

E cosa fa?

Riconosce un suo limite (LUI, che ha fatto dello storytelling l’arma segreta delle sue magie!) e chiede aiuto a chi ne sa più di lui nel campo del linguaggio cinematografico.

E si rivolge a Frank Capra per farsi scrivere il testo…(sbam!)

Ora, probabilmente non tutti avranno sentito parlare di Francesco Rosario Capra. Ma vedetevi almeno “Accadde una notte” e “La vita è meravigliosa”.  Frank Capra (insieme al suo sceneggiatore di fiducia Robert Riskin) era un regista che era in grado di parlare alla pancia dei suoi spettatori.

E Frank Capra conosceva un piccolo segreto: sapeva che quando lo spettatore ride è allora che abbassa le sue difese. Quello è uno di quei momenti propizi per sospendere l’incredulità!

Ma la sua non è una ricerca di una risata sguaiata, sciocca. No, è una risata catartica. Previene da un dramma sentito a livello popolare, nazionale. Raccontare il dramma della sparizione della statua della libertà e la sua ricomparsa non può che suscitare prima sgomento e poi un sorriso di ammirazione per l’impresa di un piccole uomo di fronte all’impossibile.

Beh, la cosa interessante è che Frank Capra gli disse: Bell’idea eh, ti aiuto volentieri però fa una cosa. Facciamo che non ci riesci. Facciamo che fallisci.”

E qui arriviamo ad un secondo punto importante da affrontare nella nostra storia.

No fail, no success. Niente fallimento, niente successo.

Poi David Copperfield è riuscito a dissuaderlo, che non reputava giusto questo aspetto. Ma secondo me l’idea di raccontare PRIMA l’insuccesso sarebbe stato ancora più ficcante.

Copperfield qui voleva esser visto come “super-eroe”, senza il fallimento, senza la tragicità della vita. Che ci può stare. Ha a che fare con il suo contesto narrativo e con il suo brand storytelling e negli anni ’90 era sicuramente più funzionale. Insomma, alla fine fa sparire anche la statua della libertà sotto agli occhi di tutti, mica bruscolini oh! Un vero super-mago, senza macchia né paura!

Ecco, qui, a mio modesto parere doveva ascoltare il caro mentore.

Frank Capra sapeva benissimo che ciò che ci connette è vedere che nonostante il fallimento permea le nostre vite il vero eroe è colui che si rialza, ci riprova e non si arrende. Questo ce lo rende “simpatico”, “umano”. Simile a noi. Quanto volte cadiamo?

Infatti se oggi dovessi fare l’elenco dei miei fallimenti sarebbe un elenco lungo (cavolo, lo devo fare, sarebbe anche interessante). Ma la cosa più interessante è vedere come ho reagito a questi fallimenti! E così è per ciascuno di noi.

La re-azione al fallimento ci può rendere (potenzialmente) eroi.

La battaglia da affrontare è una battaglia meno epica magari.

Ma sicuramente più valorosa.

È quella della nostra vita.

Raccontarcela bene fa la differenza nel viversi appieno questo nostro tempo.

Ma andiamo avanti!

Quale altro trucchetto può rivelarci il grande prestigiatore per aiutarci a conquistare il nostro pubblico?

Ecco, un’altro fattore importante sono le reazioni del pubblico dal vivo.

Le persone – quando sono riunite – si fanno influenzare tra di loro più facilmente e lo sbigottimento della massa di fronte ad un’illusione è sempre un qualcosa di travolgente. Amplifica sia la vitalità che la conseguente affermazione del soggetto, aumentando la sua l’autorevolezza in modo esponenziale.

E – last but not least – è il fattore prove.

Cioè, prima di invitare la stampa, prima di aprire lo spettacolo al pubblico, prima della vendita ci sono le prove. Questo nel marketing viene chiamata validazione del prodotto/servizio/idea. Che sia tramite un A/B test oppure MVP, tutto questo serve per testare e vedere se – effettivamente – quello che sto offrendo funziona.

Devi disgregare la tua stessa idea/progetto in modo minuzioso per renderlo credibile e poi chiedere anche feedback diretti (cosa secondo te funziona, cosa no), per verificare se e come effettivamente risponde il target di pubblico.

E qui serve dedicare del tempo ai nostri clienti. Parlare con loro.

Verificando così se le ipotesi sono poi realizzabili.

Cosa servirebbe per renderlo ancora più credibile ed accettabile? Cos’è che ti potrebbe convincere che non sia un trucco o un’illusione?

Impara ad ascoltare ed, infine,
rendi unica la tua esecuzione.

Stupendo questo modo di fare reverse engineering!

Ok, ultima chicca. La sintesi.

Chi siamo? La bravura nostra nel comunicare questa risposta è la sintesi nel rispondere a questa domanda. Non servono mille parole e mille discorsi. Serve una frase con dentro sia il ruolo che lo scopo. Proprio come ci insegna lui:

“I’m an illusionist,
I’m trying to bring joy to the world.”
(D. Copperfield)

Per il resto sta alle nostre azioni confermare la nostra vocazione.

Come avrai capito, grazie a questi principi “magici” della comunicazione sarai in grado di affabulare e conquistare il tuo pubblico!

E – a tal proposito – se sei giunta/o fino a qui con la lettura, lasciami un commento e dimmi se ti è piaciuto questo articolo e condividilo pure a chi pensi possa tornare utile.

Foto di copertina: Sala dei Giganti di Giulio Romano

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