Sta diventando tutto più difficile. Clienti non paganti, collaboratori da retribuire, affitto da pagare, spese da sostenere, flusso di cassa ridotto ai minimi termini, politica roboante ma inetta, assenza di prospettive, sfiducia, il fisico che scalpita dentro e si costringe fuori, assenza di date e – di conseguenza – progettazione, sensazione di abbandono e di arresa e tanta stanchezza mentale.

Questo è quello che è oggi.

Inequivocabile.

Difficile.


Ma io so che come me la racconto ha l’80% di influsso sulla mia psiche, sulla mia percezione personale. E il restante 20% sono le azioni che attuo in relazione al pensiero narrativo interno mio.

Partiamo al contrario.

  1. Sonno – riposo – rilassamento: Solo così si è in grado di prendere delle decisioni e di affrontare lo stress derivante. Il benessere psicofisico ha la priorità.

     

  2. Arresa: Arrendersi alla realtà non è sbagliato. È la conseguente reazione all’arresa che ci definisce ben di più! Mi posso annichilire ulteriormente oppure arrestare, arrendermi e contemplare il tutto mettendo luce su cosa mi ha causato questo stop e quali possono essere le prospettive future, confidando anche in qualche sorpresa, nel Deus Ex Machina della nostra vita. Nel Dio della Storia.

     

  3. Progettazione: Una cosa che mi diletta fare è immaginare di poggiare su di un tavolo vuoto varie cartelle; tante quante le ipotetiche realtà alternative che sottopongo ad uno screening per vagliare la fattibilità di ciascuna calata nel contesto attuale. Il tutto immaginandomi la voce di Mike Bongiorno mentre mi presenta le cartella invitandomi a fare una scelta “La uno, la due o la trè!?”.
    Consiglio di non superare il numero di 5 probabili alternative da vagliare, per evitare un ulteriore bloccaggio della nostra mente causato dalla troppa scelta. L’indecisione e la paura di fare una scelta che potrebbe rivelarsi sbagliata ci porta alla stasi. Non avendo poi dei pattern di riferimento si tende a non fare nessuna scelta nuova e a limitarsi di rimanere nella situazione attuale senza agire in modo nuovo.

     

  4. Requiem: La voglia di fare spesso viene come coperta da un mantello fatato, il quale la maschera da irrequietudine. E invece di riuscire a convogliare azioni con una forma concreta, destinate verso un obiettivo più alto, si comincia a scalciare, aprendo mille pagine/azioni contemporaneamente portandoci ad un burn-out per le troppe informazioni assimiliate. Le quali – di nuovo – ci portano alla stasi. Oltre che all’iper-ventilazione e conseguenti ansie, perché ci si sente imperfetti all’ennesima potenza.

    Tornare al passo 1. Dormi-respira-rilassa la mente-arrenditi e ri-disegna la tua vita. Ma stavolta in maniera dettagliata. Aggiungendo le azioni che andresti a fare, la loro sequenza. Sapendo che non esiste un giusto o sbagliato universale. Te lo senti dentro tu. Quindi arriviamo al punto 5.

     

  5. Fiducia. In ciò che si percepisce dentro di se. Avere il discernimento di attestare a se stessi che quello che si percepisce, che risuona dentro è la luce per capire se quello che sto per fare sia giusto o sbagliato. Il resto sono opinioni, commenti, parere – alcuni distruttivi, altri meno – pensieri soggettivi, ecc. Ma nessuno può dirmi – vagliando il tutto all’ombra della mia coscienza – quale sia la strada da percorre o meno. Certo, so che non è facile da affrontare. Perlomeno se è la prima volta che la percorro. 

    Per venire a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi. Per giungere a ciò che non sai, devi passare per dove non sai. (San Giovanni della Croce)

    La base di partenza qui è quella di accreditarsi le proprie competenze (che si acquisiscono col tempo). Scriversele, appuntarsi a mo’ di gradi militari sul petto, non screditare ciò che si è e si ha acquisito. Il secondo step diventa la competenza accreditata da terzi. Il proprio pubblico, community, cerchia, tribù. Date il nome che volete. Qual’è la percezione che si crea nella mente del mio interlocutore se si parla di me?

     

  6. #Staythef**ckathome: Per ricreare la giusta prospettiva alle proprie azioni ed alla propria vita (e non farsi trascinare giù dallo sconforto nazionale che sta pervadendo qualsiasi segmento di mercato) serve tutto questo! Intendo dire che serve non solo fermarsi. Ma addirittura fare un passo indietro. Stavo parlando ieri con mio padre (che è bloccato in Messico) e dialogavamo su come tutta questa situazione porterà a dei cambiamenti inevitabili. Insomma, ragionamenti che ciascuno di noi sta facendo. E papà ha aggiunto questa frase “…perché non si poteva continuare più come prima. Troppa frenesia senza sosta.”

    Eccoci, invece, nella sosta ora.

    E spaventa.

    Spaventa l’inattività e si reagisce a riguardo (chi cantando, chi sui balconi, chi studiando, chi con dirette, chi vendendo già corsi di sopravvivenza alle pandemie ecc.).

    Io per primo in questo periodo penso di aver fatto parecchio per contrastare l’inattività del mio lavoro (ho una piccola agenzia video dove faccio le veci di Managing Director):

    • Mi sono creato un sito da solo (non sono un web master),
    • mi sono creato la pagina Facebook (Seguimi dai! Clicca qui!),
    • ho partecipato ad un webinar per raccontare a studenti universitari come prodursi video da soli col proprio cellulare (vi ho scritto a riguardo anche nel mio blog),
    • ho partecipato ad una reunion canora dei Miserabili (una “vecchia” compagnia con la quale avevo fatto il musical “I Miserabili”),
    • mi sto prendendo tutta una serie di certificazioni della YouTube Creator Academy,
    • sto leggendo tanto e mi pare che il tempo non basti mai.

    Con Giacomo, un mio collaboratore, ci siamo detti proprio questo: “Da questa situazione dobbiamo uscirne fuori più arricchiti. In ogni senso!”.
    E così si continuano a macinare chilometri. Ma sempre fermi sul posto.

    E se mi fermassi realmente?

    Per un po’ almeno.

    E faccio non solo un passo indietro ma anche uno di lato! 

    Cambio prospettiva nel vedere la mia vita.

    E poi reagisco, con nuovi stimoli, nuove prospettive e con più coraggio!

    “Was immer du tun kannst oder wovon du träumst – fange es an. In der Kühnheit liegt Genie, Macht und Magie.” (Goethe)

     

  7. Polis: Sulla politica ho ben poco da dire. Mi spiace. Credo che l’unica politica che conti sia quella diretta al benessere della collettività intesa come prossima a me. Quindi far sì che le mie azioni siano responsabili di benessere per chi mi sta accanto, per chi amo.

    Ma se è vero che la politica è lo specchio del paese e che il paese siamo noi, allora qui serve un esame di coscienza, ma è un terreno privato. Mi piace una frase che ho sentito da qualche parte: …Che la tua destra non sappia quello che fa la tua sinistra. Uhhh, come ben si applica alla politica! Nel bene…e nel male. Ma sarebbe comodo limitarmi all’esame di coscienza (che è propedeutico).

    Necessito poi anche di ristabilire la mia purpose, il mio proposito. Evidentemente l’ho perso.

    Qual’è lo scopo della mia vita e della mia attività professionale?

    Chi aiuto e – soprattutto – chi servo?

    Quale azioni, quale politica ho messo in campo fino ad oggi?

    Qual’è il mio vero proposito evolutivo?

    Se non riparto da qui il resto non conta. Il paese sono io. La politica è la mia. La responsabilità è mia.

     

  8. The Cash Flow: Penso che se ho risposto bene alle domande “Chi sono io e cosa ho da dare a chi ne ha bisogno” allora mi sarà più semplice calibrare le risposte in azioni concrete da fare, suddividendole in quattro macro-categorie:

    – cosa posso aggiungere,
    – cosa posso togliere,
    – cosa posso aumentare,
    – cosa posso ridurre
    .

    Mi rendo conto che anche questo è un passaggio che va testato a affinato più volte, quindi di pari passo vi è da continuare a coltivare contemporaneamente il mindset imprenditoriale.
    E…accreditarsi il valore!

     

  9. Minimalism: Una cosa che mi fa impazzire del digitale è il risparmio dello spazio fisico. Sono una persona asmatica e l’idea di uno spazio scevro da ciò che mia madre chiama i “ciapapulve” è qualcosa che mi galvanizza. Anche nella recitazione è un’attitudine ricercata. Sono un convinto sostenitore del K.I.S.S.Keep It Simple Stupid!

    La semplicità del minimimalismo, dell’assenza del superfluo.

    Per abbattere i costi lo reputo un ottimo approccio di pensiero: “Mi serve?”, “Si/No”, “Posso permettermelo?”, “Si/No”, “Cosa sono disposto a lasciare?”. Evolve chi si adatta. Soccombe chi trattiene. Minimalismo non significa povertà, ma ottimizzazione, quindi qualità. Di vita.
    Collezionare emozioni, non oggetti.

     

  10. Wrong Client: Semplice. Ho sbagliato. Ho sbagliato ad accettare lavori senza mantenere il punto sulle premesse. Mi ricordo anni fa quando mi sono messo di buzzo a scrivere le clausole dei miei contratti che mi affascinava vedere le variabili in atto per la riuscita o meno di un lavoro.
    Ho imparato che le aspettative sono connesse alle premesse per una riuscita soddisfacente per entrambe le parti. E le premesse sono da scrivere, da leggere e da osservare. Semplice.

Arrivo così all’ultima domanda – che è poi la prima che mi pongo sempre – e cioè:

Che uomo voglio diventare?

È arrivato il momento di rispondersi con onestà disarmante.

Veri con se stessi.

Sono curioso di ciò che sarà!

 

#betheoriginal
#takearisk
#creativepm

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